
Alla fine del 2008, la Commissione Europea ha avviato la procedura d’infrazione al Governo italiano per il mancato rispetto della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia.
Si tratta dell’episodio più recente di una lunga (17 anni) e bizzarra vicenda, relativa all’efficienza energetica degli edifici che, nel nostro Paese, ha seguito un percorso decisamente complesso, diversamente da altre nazioni europee.
Poiché si tratta di fatti ai quali, di solito, i mezzi di comunicazione non prestano molta attenzione, per capire meglio, facciamo una cronistoria:
Gennaio 1991:
Entra in vigore la legge 10/1991 contenente le “Norme per l’attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”.
La legge introduce, tra l’altro:
- la certificazione energetica (!);
- i piani energetici comunali;
- l’obbligo delle fonti rinnovabili negli edifici pubblici (!);
- la figura professionale di un responsabile dell’energia (energy manager) (!);
- l’erogazione di contributi in conto capitale a sostegno dell’uso delle fonti rinnovabili di energia nell’edilizia e di interventi quali la coibentazione, l’installazione di pompe di calore, l’installazione di sistemi contabilizzazione dei consumi di calore(!).
Agosto 1993:
Esce il DPR 412/93, che non attua per intero la legge 10/91, ma solo l’art.4: “norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento energetico.”
Il decreto stabilisce, tra le altre cose:
- le zone climatiche italiane;
- i periodi e la durata giornaliera di accensione degli impianti;
- i rendimenti minimi di combustione delle caldaie (al di sotto delle quali, queste vanno sostituite);
- le tecnologie d’uso delle fonti rinnovabili di energia per gli edifici pubblici.
A questo punto, qualcosa si blocca. Passano alcuni anni, nel corso dei quali migliaia di relazioni tecniche asseveranti il rispetto del Fabbisogno Energetico per la climatizzazione invernale (rese necessarie, ad esempio, in caso di ristrutturazione di un immobile), prescritto dal DPR 412/93, si accumulano negli uffici tecnici dei comuni italiani, in attesa di essere esaminate da personale competente.
continua...

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